2025-12-05T00:00:00+01:00
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Ancora una serata dedicata ai cantautori. Questa sera Massimo Donno presenterà il suo “La spada e l’incanto”, opera liberamente ispirata a Il Cantico delle Creature di San Francesco D’Assisi.

Con lui sul palco Emanuele Coluccia ai fiati.

“La spada e l’incanto” è una rilettura del Cantico delle Creature o, meglio, riscrittura, in forma canzone. È, innanzitutto un omaggio a questo componimento che nel 2025 compie ottocento anni.
Questo lavoro riporta all’epoca contemporanea una serie di temi che sono fondamentali come l’ambiente, il rapporto tra gli esseri umani, tra l’uomo e la natura. Si parla di relazioni, di connessioni, di lavoro ed immigrazione, di guerra, di tempo, di solitudine ed isolamento. Si parla di ambiente e territorio, di rispetto degli stessi, di amore e protezione verso la natura. Si dà voce al Santo rivoluzionario in una cornice che non è quella del 1200 ma è il nostro vissuto quotidiano, la nostra epoca, fatta di sconfinata bellezza da un lato, ma anche di tante piaghe dall’altro. Una veste che offre suggestioni e riflessioni sull’epoca contemporanea, dunque, partendo dalle analisi e dai presupposti dai quali si muoveva il santo di Assisi, restituendogli contemporaneità e laicità.
Una riflessione nella direzione di voler sia omaggiare una delle prime forme di poesia ad ottocento anni dalla sua scrittura, ma anche di riportare al centro delle nostre esistenze la bellezza della natura, istanza da vivere consapevolmente e da custodire.
Essere, partecipare e comprendere sono alla base delle relazioni sociali, delle interazioni tra individuo ed ambiente. Francesco ha vissuto con coerenza ogni aspetto che descrive ed esalta nel Cantico. La sua non è scrittura astratta ma comunione con il circostante, descrizione serena e coerente di ogni istanza vissuta, di ogni essere vivente, piante ed animali, con il quale entra in relazione e che considera tessere di questo meraviglioso e divino mosaico. Francesco si ispira al mondo e non ad un singolo e limitato territorio: il cantico è frutto di tutto l’orizzonte spirituale e della gioia incontenibile del santo dei poveri, amante della poesia, della musica. L’uomo esiste in interazione con il circostante,
fatto di tante specificità differenti che rendono complesso l’universo: quella di Francesco è una posizione che abbatte la gerarchia ed il dualismo tra uomo ed animali, tra uomo e natura, tra uomo e uomo, tra eros ed àgape. Questa complessità rappresenta una sana diversità che compone il creato ed il vissuto di ogni essere. Il cantico, in tale accezione, lungi dall’essere di orientamento esclusivamente teologico, filosofico o pedagogico, descrive ed esalta queste verità semplici ed elementari che, a distanza di ottocento anni, risultano talvolta latitare dal nostro vivere quotidiano: in questo risiede la
straordinaria attualità del messaggio di Francesco, la sua forza politica, poetica e rivoluzionaria.
Un’esaltazione della comunione tra gli elementi e gli uomini, tra chiaro e scuro, tra vita e morte.
Interiorizzare questo principio avvicina il Cantico ad un breve trattato di educazione ambientale, di educazione alla cura del Creato, presupposti basilari di ogni processo educativo e culturale. Tutto ciò ci fornisce le chiavi di lettura di una rinnovata e necessaria presa di responsabilità verso l’intero sistema ambientale, ma anche verso gli esseri umani, verso la storia, verso la propria epoca, nel passato ed in divenire.
Il Cantico viene diviso per capitoli, per andare a sviluppare quelli che sono i punti nevralgici della composizione poetica. Per ogni capitolo nasce una canzone, una riflessione a sé stante ma indissolubilmente legata all’intero tessuto poetico-narrativo del Cantico. Si parlerà di “fratello sole”, di “luna e stelle”, dell’acqua ed il fuoco, del perdono, della morte corporale, ma anche della vita di San Francesco, della relazione con la madre e con il padre, di eros e thanatos, dei viaggi in Oriente, della miseria, anche politica e culturale, dell’Occidente.
Le sonorità di questo disco si rifanno al Mediterraneo, pur avendo talvolta un’ossatura armonica e melodica lontana dai suoi linguaggi tipici. Si intrasente talora un sound balcanico, altre volte più vicino ai suoni dell’Africa Occidentale o del Sud Italia. Sostanzialmente è un disco acustico con un uso discreto anche dell’elettronica e di strumenti elettrici come la chitarra. La matrice etnica viene esaltata attraverso l’utilizzo di strumenti tradizionali di varie aree: bongos, tabla, Kalimba, organetto, marimba, ecc.

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