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Secondo appuntamento per la rassegna “Inverno d’Autore”.

In arte Edda, all’anagrafe Stefano Rampoldi, classe 1963, cantautore, filosofo dell’umorismo.
Nella sua produzione musicale cinque dischi ed un Ep come frontman dei Ritmo Tribale (1988/1995).
Vive una lunga pausa dalla musica, dopo aver lasciato la sua band nel 1996.

Come le vicissitudini del Martin Eden di Jack London, la figura di Elena (Edda) diventa il fulcro di un caos
emozionale che narra presente, passato e futuro di un personaggio scomparso dalla scena musicale italiana.
Nei suoi testi Stefano si incarna in una figura dominante, quella femminile presenza che spinge sia l’autore
che il marinaio Martin verso un mondo sconosciuto. Il parto di questo portfolio emozionale sono delle
fotografie che non si possono spiegare, che prendono il loro giusto posto nell’album: Semper Biot (2009)
con l’etichetta di Vigevano Niegazowana, accompagnato dall’amico autore Walter Somà.
Semper Biot è un debutto scarno e lacerante, prodotto da Taketo Gohara (tra gli ospiti Mauro Pagani al violino
ed Isabella Santacroce, autrice del testo Io e te). Un capolavoro, una reincarnazione, una re-rinascita.

Nel 2010 esce l’EP Live in orbita registrato a Radio Capodistria (tra i brani anche la cover Suprema di
Moltheni).
Nel 2012 esce Odio i vivi (Niegazowana) che arriva finalista al premio Tenco, ricco di arrangiamenti,
stupisce per il cambio di suoni che virano verso la sperimentazione, a primeggiare è comunque sempre
la sua voce.
Nel 2014 esce Stavolta come mi ammazerai (Niegazowana), l’album più rock della sua
carriera solista sotto la produzione di Fabio Capalbo, nel quale il mal di vivere è sempre la sua bandiera con
al centro il senso della famiglia.
Nel 2017 esce il suo quarto disco Graziosa utopia che arriva nuovamente
finalista al premio Tenco, primo lavoro con l’etichetta aretina Woodworm prodotto sempre da Fabio Capalbo.
Nel 2019 con gli arrangiamenti e la direzione artistica di Luca Bossi, bassista della band che lo segue nei
live, pubblica Fru fru (canzoni di musica leggera di un Italia che già godeva i benefici del miracolo
economico). Fru fru condivide buona parte della linea melodica del disco precedente, qui l’acceleratore viene
spinto al massimo sul sound delle chitarre, la voce di Edda e i testi rendono l’album unico nel suo genere.

‘Guarda come sono fatta- Guarda come sono vestita-A me non me lo devi dire-Fammi godere con le
dita’ Alla fine come diceva Daniel Johnston l’amore prima o poi bacia tutti.


Ingresso libero – Prenotazione decisamente consigliata